Il Rotary Day all’Onu a Ginevra: un evento dalle ottime potenzialità, ma migliorabile

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Il 10 e 11 novembre scorsi si è svolta la ricorrenza annuale del Rotary Day presso le Nazioni Unite. Negli anni passati, la sede ONU prescelta per questo evento è sempre stata quella di New York. Quest’anno, invece, per la prima volta l’organizzazione ha scelto di tenerlo presso la sede svizzera, a Ginevra, agevolando di certo la partecipazione di soci europei, rotariani e rotaractiani. Del nostro Distretto, abbiamo partecipato in tre soci del Rotaract Lecco: io (Chiara Maggi), Giulia Capobianco e Andrea Calcagni.

L’organizzazione è stata tutto sommato buona, ma migliorabile, anche se la quota di partecipazione era fortunatamente molto accessibile per il costo medio della vita a Ginevra (30 CHF). Nella prima giornata, erano previste due conferenze e un concerto di apertura nel corso della serata, tuttavia non era affatto chiaro dal modulo di iscrizione che fosse necessario iscriversi a entrambe le conferenze per partecipare. Questo dato, che abbiamo tutti scoperto una volta pervenutoci il programma definitivo via mail, e quindi quando le iscrizioni non si potevano più modificare, ha lasciato perplessi molti ragazzi (come testimoniato anche dalle domande di molti su un gruppo Facebook creato ad hoc per riunire i rotaractiani che avrebbero partecipato).

La conferenza a cui abbiamo partecipato io e Giulia si è tenuta presso la sede dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI) e verteva sul ruolo che può avere l’intelligenza artificiale nella prevenzione dei conflitti: una conferenza interessante, in un edificio ipertecnologico, in cui si è parlato soprattutto dello stato dell’arte dell’AI e a cui è seguito un dibattito tra i partecipanti, regolato in una maniera inusuale dai moderatori e che ha stimolato molto l’attenzione di chi assisteva. Purtroppo, non essendoci iscritte al secondo workshop, ci è stata preclusa la partecipazione alla serata inaugurale.

Il giorno seguente, invece, la giornata si è svolta tutta presso la sede delle Nazioni Unite vera e propria e si è aggiunto anche il nostro Andrea. A mio parere, i relatori rotariani si sono molto ben distinti per il pragmatismo dei loro discorsi, contrapposto all’estrema astrattezza delle parole del personale ONU. I principali avvenimenti sono stati due sessioni plenarie, intervallate da tre conferenze parallele. Ancora una volta, il tutto è avvenuto in un palazzo grandioso e quando uno viene a sapere degli stipendi estremamente elevati dei funzionari, dei problemi che l’ONU indubbiamente ha, e si ricorda anche che le centinaia di stagisti che assumono in giro per il mondo non vengono per nulla pagati, incluso nei posti dove il costo della vita è più alto…la sensazione è quella di un po’ di amaro in bocca.

Di tutto questo, la cosa che più mi sento di lodare e che veramente non dimenticherò mai è la premiazione dei “Champions of Peace” e i loro discorsi – a cui è stato dato troppo poco spazio! I Champions of Peace sono personalità, sia rotariane che non, distintesi per il loro impegno nel contribuire alla pace nel mondo: vere persone, normali, che hanno probabilmente saputo fare ben più di molti burocrati delle Nazioni Unite e che avrebbero meritato molto più che un solo spazio, minoritario, per descrivere la loro esperienza durante le sessioni parallele. Se volete saperne di più, li trovate tutti qua: https://www.rotary.org/en/rotary-2017-peace-champions

Io sono stata molto colpita da Ann Frisch, che promuove il mantenimento della pace in zone di tensione grazie a peacekeeper civili disarmati. Nella sua presentazione aveva citato una situazione a cui aveva assistito in Sud Sudan, Paese martoriato da guerra ormai pluriennale a pochissimo tempo dalla sua indipendenza, in cui madri, mogli e sorelle di guerriglieri erano riusciti a farli desistere dai combattimenti, anche ricordandogli che avevano abbandonato le loro famiglie a problemi estremamente più reali e impellenti di battaglie per il predominio tra le milizie: su tutti, sfamare i loro bambini. Il tutto, va ricordato, è avvenuto poi in una società dove le donne di norma non hanno alcun potere in famiglia. La seconda premiata che mi è rimasta impressa è stata Taylor Talbott, che si è impegnata per migliorare le condizioni di lavoro dei netturbini della città di Pune, in India, specialmente per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti sanitari. Lei affermava che la soluzione tipica che avrebbe preso un governo davanti a questo problema sarebbe stata quella di cercare di incenerire ogni tipo di rifiuto, ma ciò avrebbe avuto almeno tre conseguenze: da un lato i rischi per la salute di una combustione “selvaggia” su chi abita nei dintorni; in secondo luogo si sarebbe perso anche quella porzione importante di riciclo che permette ai raccoglitori di sostenersi rivendendo quello che recuperano dal trattamento manuale dei rifiuti e, infine, molto probabilmente i lavoratori stessi avrebbero perso gran parte delle loro mansioni, causando, quindi, ricadute a cascata sulle loro famiglie. Se volete sapere cosa ha fatto effettivamente, qui trovate un bel video che ve lo spiega: https://www.youtube.com/watch?v=aMm8xdK0h14 .

Ricordiamoci di essere rotaractiani (e, in futuro, rotariani) orgogliosi della nostra appartenenza! Meglio ancora se ci possiamo ispirare a persone come loro.

Chiara Maggi

 

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